© 2014 by Patrizia Bisi

IL VIANDANTE di Artemisia Boccadoro

 

Di Artemisia Boccadoro si legge in bandella: "Nel 1936 abbandona l'Europa per un viaggio in Oriente. Da questo momento di lei si perde ogni traccia fino al ritrovamento di alcuni frammenti di diario e un manoscritto, il Viandante."

Quanto c'è di vero nella biografia dell'autrice è solo che il manoscritto fu effettivamente ritrovato. Non tra le carte di Artemisia Boccadoro. Fu rinvenuto nella mia cinquecento, rubata al centro di Roma e abbandonata fuori porta. Le avevano levato le ruote e tutto ciò che si poteva smerciare. Non una vecchia cartellina rossa piena di tanti fogli scritti a mano. Di mia mano. Ma come scritto sotto dettatura, e sfuggenti a ogni tentativo di editing: ragione per cui ho deciso di pubblicare il libro così come mi era "arrivato." Un libro che è stato venduto nonostante, o forse grazie a, l'ambiguità dell'autrice e la sua assenza dalla scena. Scena che ha cambiato scenario quando il libro è arrivato con me in America e capitato in mano a un italianista che ha voluto tradurlo. E con il mio Viandante inglese sono felicemente entrata al Program in Writing and Humanistic Studies del MIT a Boston.

Ma questa è un'altra storia.

Il Viandante / Rivolgimento 

 

Il ragazzo vide il colpo partire dalla sua pistola e centrare il bersaglio, lo vide penetrare nella testa decrepita del vecchio dittatore, vide il volto laido disfarsi e perdere ogni aspetto umano. Mentre l'eco dell'esplosione andava scemando, il ragazzo vide avvenire la ricomposizione: come generato dal proprio stesso sangue, un uomo dal volto giovane e ammiccante, la pelle levigata e folti capelli corvini, venne a fronteggiarlo, con gli stessi occhi, lo stesso sguardo di sfida. Il ragazzo sparò ancora, ancora e ancora fino all'ultimo colpo. E ancora dalla scomposizione di sé il Potere Supremo si ripresentò sotto diverso aspetto, rinnovato nell'apparenza, mutante immortale. 

Saldo al suo posto il nemico aveva vinto senza sporcarsi le mani.